Chiuse le consultazioni farsa sull’accordo ponte del contratto nazionale tlc

Roma -

Nei giorni scorsi si sono concluse le assemblee sull’accordo ponte per il rinnovo del CCNL delle TLC. Si è espresso solo il 28% dei lavoratori, come era facile prevedere dato che le assemblee si sono svolte in pieno periodo natalizio e di ferie coatte, senza un manifesto pubblico in bacheca che ne informasse i lavoratori, con votazione condotta spesso per alzata di mano e soprattutto senza una certificazione del voto. Secondo il comunicato unitario, i numeri dicono che il 20 % dei lavoratori ha approvato l’accordo ponte.

L'USB Telecomunicazioni conferma la propria contrarietà a quest'ennesimo regalo dei sindacati confederali alle aziende a scapito dei lavoratori.

Nell’accordo è' previsto un aumento salariale degno della paghetta di un dodicenne. Per fare un esempio, in alcune aziende di CUSTOMER CARE, con la maggior parte dei contratti al 3° livello e con l'82,5% di personale part time, a gennaio avranno un aumento di 13,50 € (grandi investimenti in vista per riuscire a spenderli!!) e a luglio ulteriori 13,50 € più 6,80 € di Elemento Retributivo Separato.

Un aumento totale di 33,80 €!!

Ovviamente da tassare!!

Sono riusciti a fare meno degli 80 € del Governo Renzi.


Non sono riusciti neppure ad ottenere l’Una tantum della vacanza contrattuale (nello scorso rinnovo ottenemmo la già esigua somma di 270 € circa). Dopo 3 anni di mancato rinnovo hanno ottenuto soltanto un bonus di circa 120 €! E non in danaro ma in welfare.

Ovviamente tutte queste “esorbitanti” somme saranno “opportunamente” riparametrate per i part time!

A questo aggiungiamo gli impegni presi sulla parte normativa per il prossimo rinnovo:

  1. Contrattazione di II livello che dovrà rispondere alle esigenze di flessibilità delle aziende anche agganciando efficienza e produttività alla retribuzione (consideriamo che da anni ormai gli accordi sindacali non portano mai nulla di buono, ma solo arretramenti);

  2. Aggiornamento del CCNL alla normativa vigente (e quale se non il Jobs Act per esempio?)

Ora inizierà la vera trattativa. Da una parte un padrone determinato e arrogante che vuole distruggere definitivamente salari e diritti, dall’altra una compagine sindacale confederale non adeguata al livello dello scontro in atto, che presenta rivendicazioni deboli, che ci appare completamente appiattita sulle richieste padronali e che preferisce tenere basso il livello di consapevolezza dei lavoratori i quali, come abbiamo visto tra dicembre 2016 e febbraio 2017, si erano dimostrati come non mai pronti alla mobilitazione.

Proprio quelle mobilitazioni avevano riacceso la speranza di riconquistare il protagonismo dei lavoratori, unica soluzione per riconquistare diritti laddove si sono persi e difenderli laddove sono minacciati.

Lavoratori! Stare buoni e fermi “per non fare arrabbiare di più il padrone” è il miglior modo per farsi divorare senza reagire! Delegare sindacati proni al padrone significa consegnarsi spontaneamente ai carnefici: come al nuovo AD di TIM Amos Genish, che ha dichiarato di volere lavoratori low cost, o sottostare ai ricatti di Alberto Tripi come è accaduto in Almaviva o alle vessazioni che si consumano nei call center come Teleperformance.



NOI NON CI STIAMO E INVITIAMO I LAVORATORI A COMBATTERE E A NON PIEGARE MAI LA TESTA!