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DISSENSO E REPRESSIONE TIM ALZA IL FUOCO SOTTO LA PENTOLA A PRESSIONE

Roma -

Roma, 03/03/2017

La pubblicazione della notizia sulla intranet aziendale del salvifico ritiro di una delle multe dell’authority, ha scatenato migliaia di commenti dei dipendenti che hanno dato, caso mai ce ne fosse bisogno, un’ulteriore dimostrazione ai vertici aziendali che i lavoratori di TIM non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi al “nuovo corso”, per noi involutivo, di Cattaneo & Co.

La pentola bolle e l’azienda, anziché tornare indietro sui propri passi, mette il coperchio: sono partiti centinaia di “colloqui” individuali con i gestori HR, che rimproverano come bambini i lavoratori rei di aver detto che il re è nudo.

Cosa dicevano di tanto scandaloso questi commenti nel circuito esclusivamente interno della intranet aziendale? Con diverse sfumature di toni e di linguaggio, il messaggio più o meno suonava “L’antitrust non ci ha comminato la multa? Ridateci allora i soldi del PDR!”.

Cosa c’è di “off-topic”, di non congruente con la notizia, o di “tono non appropriato” in queste affermazioni ? Se i soldi per Cattaneo e i suoi collaboratori ci sono, ci DEVONO essere prima di tutto per i dipendenti!

Le intimidazioni aziendali non fermano e non fermeranno le mobilitazioni, che anzi sono sempre più partecipate. La manifestazione del 25 febbraio ne è stata una dimostrazione lampante.

L’azienda può anche tenersi e felicitarsi dei pareri compiacenti, che pure ci sono, ma se la bacheca è aperta e disponibile ai commenti di tutti deve anche prevedere il rischio di opinioni diverse e opposte.

Perché la democrazia non consente il reato di opinione e quando diventa a senso unico si trasforma nel suo opposto.

Già ci basta e ci indigna il silenzio assordante degli italici mass media che negano l’esistenza della rumorosa opposizione di tanti lavoratori.

La repressione non paga. Anzi, raddoppia le forze. E il muro sta crollando.

Paradossalmente questa ondata repressiva ci aiuta ad identificare meglio chi abbiamo dall’altra parte della barricata: un management egoista e spietato che vuole rubarci il futuro, il nostro futuro.

L’azienda ci ha dichiarato guerra e ogni giorno apre un nuovo fronte regressivo che ci toglie diritti e salario. Ogni santo giorno, senza pause. Con i provvedimenti disciplinari per chi sgarra sulle ferie programmate, con minacce più o meno velate a coloro che si oppongono ai trasferimenti coatti verso altre funzioni o altre sedi distanti anche centinaia di chilometri, con un regolamento vessatorio e ridicolo che rende obbligatoria anche la timbratura del tempo di un caffè dai livelli 5 in giù perché c’è sempre qualcuno che deve essere anche simbolicamente più povero di qualcun altro, che elimina il mancato rientro ai tecnici, che toglie giorni di ferie e permessi, che sposta dalla sera alla mattina impiegati di concetto a occuparsi delle portinerie. E parecchio altro ancora.

L’ultima e più disperata minaccia è stata rivolta ai lavoratori del FOM di Torpagnotta minacciati di essere trasferiti se avessero continuato a scioperare.

I lavoratori sanno bene che questo management non sembra interessato affatto a rilanciare l’azienda ma solo ad avere un realizzo a breve e, come diceva uno dei commenti incriminati, si comportano come il capitano del Titanic che rimprovera il maggiordomo per la divisa in disordine.

L’azienda è dei lavoratori. Saranno i lavoratori a salvarla.

Per questo non smetteremo mai di rivendicare la sua ri-nazionalizzazione.