Decreto Primo Maggio e rinnovo TLC

Il “salario giusto” è una truffa.

Il 23 maggio USB invita tutti a Roma

 

Nazionale -

Il decreto-legge varato dal Governo alla vigilia del Primo Maggio non offre alcuna risposta concreta all’emergenza salariale che colpisce milioni di lavoratrici e lavoratori, a partire dal settore delle Telecomunicazioni, nel pieno del rinnovo del Contratto di secondo livello.

Dietro la retorica del “salario giusto” si nasconde una scelta politica precisa: finanziare le imprese e la spesa militare con risorse pubbliche, mentre salari, pensioni e servizi sociali vengono compressi e sacrificati ai vincoli del Patto di Stabilità.

L’imbroglio del TEC

Con questo decreto, il governo fa un’operazione subdola, che invece di combattere i salari poveri ha l’obiettivo di riconoscerli e legittimarli. Con l’introduzione del trattamento economico complessivo (TEC) come requisito per accedere alle decontribuzioni, il Governo oscura i minimi tabellari (TEM) e legittima i contratti pirata, il dumping salariale e lo svuotamento della contrattazione nazionale e aziendale.

Anche per i rinnovi nel settore TLC questo significa poter dichiarare i salari “adeguati” mentre i salari base restano fermi, i premi sono incerti e il welfare sostituisce gli aumenti in busta paga.

Bonus, agevolazioni fiscali, salari bassi e spesa di guerra

Il decreto include un incentivo poco efficace al rinnovo dei contratti. L'articolo 11 prevede un aumento automatico del 30% dell'IPCA per i contratti scaduti da almeno 12 mesi, ma l'adeguamento all'inflazione è minimo e calcolato su un indice che esclude gli aumenti energetici importati, permettendo così ai datori di lavoro di rimandare il rinnovo dei contratti per lunghi periodi. Intanto miliardi vengono destinati al riarmo e alla spesa militare, sottraendo risorse a salari, contratti e welfare, mentre bonus e decontribuzioni continuano a trasferire soldi pubblici alle imprese.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: salari sempre più poveri e potere d’acquisto che crolla.

Un attacco alla Costituzione

Ridefinendo il “salario giusto”, il decreto colpisce l’articolo 36 della Costituzione, che garantisce una retribuzione sufficiente e dignitosa. I tribunali hanno sempre difeso i minimi tabellari: questo decreto li aggira e li svuota.

Per USB il rinnovo del Contratto di secondo livello TLC è una vertenza centrale nella battaglia contro salari bassi, precarietà, spese di guerra, Patto di Stabilità e lavoro povero.

Scendiamo in piazza per:

  • aumenti salariali veri e strutturali;
  • difendere minimi tabellari e contrattazione;
  • dire no a contratti pirata e dumping salariale;
  • fermare bonus e decontribuzioni alle imprese;
  • bloccare la corsa al riarmo e destinare le risorse a salari, pensioni e diritti.

Il decreto Primo Maggio non difende il lavoro: lo impoverisce.

Manifestazione nazionale USB

Il 23 maggio tutte e tutti a Roma è il momento di rispondere