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Necessità di una strategia industriale forte e strumenti efficaci per proteggere i lavoratori

Nazionale -

 

Il 13 febbraio nel corso dell’incontro relativo alla procedura ai sensi della legge 223/91. La procedura riguarda il licenziamento collettivo di 51 dipendenti, tra impiegati e quadri, oltre a 2 dirigenti.

USB ha evidenziato che il settore sta attraversando una trasformazione strutturale, le cui attuali modalità di gestione generano effetti negativi come riduzione della produzione, uso continuativo degli ammortizzatori sociali e diminuzione dell’occupazione qualificata.

L’impegno di Ericsson in Italia appare sempre meno incisivo e non orientato alla crescita.

I volumi produttivi sono in calo, gli stabilimenti operano a capacità ridotta e le principali decisioni strategiche su piattaforme e tecnologie vengono prese fuori dal territorio nazionale.

Gli investimenti annunciati non configurano un vero piano industriale, ma risultano essere misure di carattere difensivo che non assicurano né la stabilità produttiva né prospettive occupazionali concrete.

La transizione tecnologica viene utilizzata come giustificazione per una progressiva riduzione delle attività industriali. Il rischio concreto è che l’Italia diventi principalmente un’area dedicata agli interventi di aggiustamento sociale, mentre le attività a maggior valore vengono trasferite altrove.

A ciò si aggiunge un contesto produttivo e infrastrutturale nazionale poco avanzato, reso più complesso dalla gestione del PNRR, utilizzato prevalentemente per favorire logiche di mercato anziché processi di ammodernamento del Paese.

In tale situazione, parlare di riconversione dei lavoratori senza strumenti adeguati risulta poco realistico; i costi della riorganizzazione non possono ricadere esclusivamente sui singoli tramite formazione generica o politiche attive di limitata efficacia.

Senza una strategia nazionale sulle telecomunicazioni, la riqualificazione rischia di rappresentare soltanto un accompagnamento all’uscita dal mondo del lavoro.

USB sostiene pertanto l’urgenza di prevedere strumenti straordinari per gestire la transizione industriale:

  • Introduzione di un salario di transizione, volto a garantire la continuità del reddito ai lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione;
  • Creazione di un fondo nazionale straordinario, finalizzato al rilancio industriale, allo sviluppo tecnologico e alla tutela occupazionale.

È necessario che il tavolo di confronto individui se proseguire nella gestione dell’attuale fase di declino o avviare finalmente una politica industriale concreta.

In assenza di specifiche condizionalità sugli investimenti, di un ruolo attivo dello Stato e di strumenti adeguati alla tutela del lavoro, la transizione tecnologica continuerà a gravare esclusivamente sui lavoratori.

USB chiede l’immediata introduzione di un salario di transizione, che copra integralmente la retribuzione persa in caso di ristrutturazione o crisi aziendale, indicizzato all’indice FOI.