PER NON FINIRE COME ALITALIA, SCIOPERANO I DIPENDENTI TIM.

Il 14 febbraio prossimo le organizzazioni sindacali di Base, COBAS TIM – USB TELECOMUNICAZIONI – CUB TIM, sciopereranno contro il piano industriale di TIM che prevede la separazione dell’Azienda e la creazione di una società di rete denominata NETCO. Lo sciopero sarà di 2 ore fine turno e prevede diverse iniziative in alcune città, fra cui ROMA, TORINO, BOLOGNA e BARI. Lo sciopero avverrà contemporaneamente alla presentazione dei dati preventivi di bilancio del 2023 ad opera del CDA di TIM.

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Si tratta, secondo le organizzazioni sindacali, di una operazione pericolosa che rischia di portare l’Azienda, ritenuta strategica per il Paese, ad una sorte simile a quella di Alitalia. I pericoli sono sia di tipo industriale, sia di tipo occupazionale.

Il progetto prevede la creazione due aziende con entità legali separate: una società di gestione della rete, la NETco con circa 20.500 persone, in cui andrebbero a confluire gli asset infrastrutturali (al netto di quelli mobili), e una società di gestione di servizi, la SERVco con circa 17.500 persone.

Dal punto di vista industriale il rischio reale è che il futuro industriale sia di NETCO e SERVCO, considerata l’incertezza sul fronte della sostenibilità del debito di entrambe le società, in vista di una concorrenza sempre più serrata sui processi di digitalizzazione, abbia vita breve.

Inoltre, si potrebbe determinare un meccanismo di sganciamento da parte del fondo KKR che la sta acquisendo, una volta terminata la speculazione finanziaria. A quel punto rimarrebbe in vita un cadavere industriale di cui lo Stato, che attraverso il finanziamento del MEF e del Fondo F2I, dovrebbe gestire il debito, il personale e un sistema tecnologico in via di superamento.

Pericolosa sarà anche la situazione di TIM, o società di servizi. Attraverso questa operazione, infatti, vedrà sicuramente diminuire il debito a suo carico accumulato negli anni dalle scalate dei vari gruppi finanziari, ma si troverebbe a giocare un ruolo secondario in un mercato ormai in crisi e con dei concorrenti più forti e con minore personale a carico.

Secondo i sindacati di base, c’è quindi il rischio concreto che si vada a breve termine verso la costituzione di due BAD COMPANY con il risultato di una perdita occupazionale e senza prospettive industriali serie per il settore delle TLC.

In questa operazione determinante è stato il ruolo del Governo che sta finanziando una operazione in perdita a tutto vantaggio del fondo americano KKR il cui vero obiettivo, secondo i sindacati di base promotori dello sciopero. è quello di massimizzare l’investimento e operare anche una speculazione immobiliare sugli edifici che acquisirà.

Oggi lo Stato è già presente in TIM con una quota in capo a Cassa Depositi e Prestiti pari al 9,4%. Un maggiore investimento economico pubblico avrebbe potuto determinare, secondo i sindacati di base, un aumento della partecipazione azionaria e il conseguente aumento decisivo del controllo dell’Azienda, permettendo il ritorno della stessa sotto il controllo pubblico e procedendo così ad un reale riassetto del settore senza la perdita di ASSET STRATEGICI.

Mentre le Organizzazioni Sindacali Confederali hanno già alzato bandiera bianca, proseguono i sindacati di base, ci sono ancora gli spazi per invertire il processo in corso. La trattativa, infatti, per la definizione dello scorporo è ancora tutta da chiudersi e presenta numerose contraddizioni.

Lo sciopero per tutto il personale del gruppo si articola in 2 ore fine turno (riproporzionato per i P.TIME : 1,5 h per il 75%, 1 h per il 50%) e sono previste diverse iniziative:

A ROMA – ore 15,00 Piazza del Pantheon in prossimità del Parlamento dove i sindacati di base hanno richiesto un incontro con i gruppi parlamentari e le commissioni

A TORINO –NEGOZIO TIM – Via Roma 18 – ore 15,00
A BOLOGNA – NEGOZIO TIM – Via Rizzoli 7B – ore 15,00
BARI – SEDE TIM via Oreste, 20 dalle 14:38
 

 

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