TIM SVILUPPO e DEMOCRAZIA No Draghi Day

Sabato 4 dicembre USB torna nelle piazze italiane per il “No Draghi Day”, giornata di protesta nazionale per far sentire la nostra voce contro le logiche economiche del governo Draghi, contro i licenziamenti, le privatizzazioni, le delocalizzazioni e il carovita, delle quali anche i dipendenti TIM saranno le prossime vittime.

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Neanche nel mondo del fantastico si poteva immaginare che un’OPA potesse definirsi “amichevole”. Lo sanno bene i lavoratori di TIM dopo tutte le scalate che si sono succedute sin dalla privatizzazione, che hanno visto la propria azienda trasformarsi dal leader TLC internazionale a semplice preda, del capitalismo italiano prima e di grandi gruppi internazionali poi.

Da gioiello nazionale, dopo un lento processo durato 25 anni di disastri finanziari ed economici, abbiamo assistito al suo crescente depauperamento sia sul piano delle competenze e delle eccellenze tecnologiche, sia sul piano occupazionale, con la riduzione del personale da 120 mila a circa 45 mila per far fronte al debito mostruoso realizzato grazie alla compiacenza dei governi che si sono succeduti.

Gli “appelli di attenzione” per la salvaguardia dei livelli occupazionali e delle infrastrutture di rete considerate strategiche sono stati formulati dai sindacati complici proprio a quel Governo che lo scorso 4 novembre nel Consiglio dei ministri ha varato il DDL sulla concorrenza e il mercato.

Il testo interviene sulla rimozione delle barriere all’entrata dei mercati, sui servizi pubblici locali, su energia e sostenibilità ambientale, sulla tutela della salute, sullo sviluppo delle infrastrutture digitali e sulla rimozione degli oneri e la parità di trattamento tra gli operatori.

Tutto questo con il chiaro obbiettivo di lasciare mano libera al mercato, cioè all’impresa privata con il solo onere di produrre una relazione sulla qualità del servizio e sugli investimenti effettuati, a discapito dell’interesse della collettività, con un notevole aumento degli oneri a carico delle famiglie e un taglio sui diritti dei lavoratori. Basta guardare all’esperienza di Alitalia, nella quale sono stati lasciati a casa circa tre quarti dei lavoratori.

Conosciamo benissimo il pensiero di Draghi, allora Governatore della Banca d'Italia che, nell’Agosto 2011, scriveva al governo Berlusconi assieme all'allora Presidente della Bce Jean Claude Trichet: "E' necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala".

Quindi ci risulta illusorio che un siffatto Governo eserciti oggi la golden power, come sarebbe necessario, per salvaguardare l’interesse strategico per l'Italia dell’infrastruttura della rete fissa e mobile, di quella internazionale di TI Sparkle, della realizzazione del cloud nazionale di Stato (Psn), tenuto conto che Kkr, ai sensi del Cloud Act Usa, deve mettere a disposizione del governo degli Stati Uniti tutti i dati che passano tra le “nuvole”, anche quelli sensibili.

Le privatizzazioni hanno fallito! Gli errori del passato insegnano che senza una continuità di guida e di strategia a lungo termine, garantite dalla nazionalizzazione, non si potrà assicurare lo sviluppo dell’innovazione e dei servizi del sistema produttivo del paese, la tutela dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori ma al contrario si rischia la duplicazione di investimenti e costi, emarginando sempre di più le aree meno redditizie nel nome del Dio Profitto.

Occorre muoversi in tempo contro questa filosofia di fondo. Invitiamo quindi tutti i lavoratori il 4 dicembre alla giornata nazionale di protesta “No Draghi Day” con cortei regionali nelle principali città, per far sentire la nostra voce contro le logiche economiche del governo Draghi, contro i licenziamenti, le privatizzazioni, le delocalizzazioni e il carovita, delle quali anche i dipendenti TIM saranno le prossime vittime.

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