TLC 30 OTTOBRE, SCIOPERO GENERALE USB

FERMIAMO LE TLC: PIÙ SALARIO, MENO ORARIO, PIÙ DIRITTI

PIÙ PROFITTI, MENO SALARI E DIRITTI

Nazionale -

Nelle telecomunicazioni crescono produttività, flessibilità, responsabilità e carichi di lavoro, mentre si riducono salari reali, organici e tutele. Riorganizzazioni, appalti, esternalizzazioni e dumping scaricano su chi lavora i costi di una trasformazione che continua ad arricchire le imprese.

Il CCNL TLC non ha recuperato il potere d’acquisto. Nelle principali aziende del settore le vertenze riguardano il rinnovo e l’applicazione degli integrativi, i buoni pasto, gli istituti economici, l’orario, il lavoro agile, gli inquadramenti, le professionalità e i premi di risultato, oltre all’apertura del secondo livello dove ancora manca. Vanno tutelati anche appalti e filiere: gare al ribasso, delocalizzazioni e IA aggravano la crisi dei call center e del CRM/BPO. Servono clausole sociali vincolanti, un unico CCNL di riferimento per l’intera filiera, internalizzazioni e riqualificazione senza licenziamenti.

Mentre nelle aziende del settore CGIL, CISL e UIL promuovono vertenze su salario, premi, orario e secondo livello, le stesse confederazioni trattano nell’ombra con Confindustria e le associazioni datoriali su salari, contratti e rappresentanza. Questa contraddizione rischia di depotenziare le lotte nelle TLC: l’IPCA-NEI è utilizzato nei rinnovi contrattuali come parametro di riferimento per determinare gli aumenti salariali ma, depurando l’inflazione dagli effetti dei prezzi energetici importati, può contenerli proprio mentre guerre e tensioni internazionali spingono verso l’alto energia, carburanti, bollette e beni essenziali. Se gli aumenti restano inferiori al costo reale della vita, i salari perdono valore e il potere d’acquisto si riduce. Basta accordi che frenano salari e conflitto: testi pubblici, assemblee e voto vincolante.

Digitalizzazione e intelligenza artificiale non devono tradursi in ritmi più intensi, controllo, esuberi e precarietà. I guadagni di produttività devono diventare aumenti salariali, riduzione dell’orario a parità di salario, nuova occupazione e tutela delle professionalità. Le risorse pubbliche vadano a salari, pensioni e servizi, non al riarmo.

Rivencichiamo:

  • Aumenti salariali veri e immediati, pieno recupero dell’inflazione reale e premi certi: basta welfare sostitutivo e somme una tantum;
  • Riduzione dell’orario a parità di salario, assunzioni stabili, internalizzazioni e stop ad appalti al ribasso, esternalizzazioni e precarietà;
  • Professionalità riconosciute e pagate, con contrattazione preventiva e vincolante su riorganizzazioni, algoritmi, controllo digitale e IA;
  • Una legge democratica sulla rappresentanza sindacale: nelle TLC, agibilità e contrattazione per tutte le organizzazioni realmente rappresentative, senza monopoli né norme che reprimano il conflitto, secondo una logica escludente analoga a quella della nuova legge elettorale.

IL 30 OTTOBRE LA NOSTRA FORZA È LO SCIOPERO

Lo sciopero generale unisce le vertenze delle TLC alla lotta contro carovita, bassi salari, precarietà, arretramento dei diritti e impoverimento del welfare. La ricchezza la produce il lavoro: riprendiamoci ciò che ci spetta.

30 OTTOBRE: INCROCIAMO LE BRACCIA, BLOCCHIAMO LE TLC!

ADERIAMO IN MASSA: PIÙ SALARIO • MENO ORARIO • PIÙ DIRITTI