TELECONTACT / TIM
Basta imposizioni, ricatti e peggioramenti contrattuali, spacciati per “scelte necessarie”.
Serve rispetto per il lavoro
Il nuovo CCNL delle Telecomunicazioni, firmato a novembre 2025, sta mostrando tutta la sua vera natura: mano libera alle aziende e attacco frontale alle lavoratrici e ai lavoratori, soprattutto nel settore CRM/BPO.
La decisione di spostare alcuni dipendenti di Telecontact nella nuova società DNA, passando così al settore CRM/BPO, rappresenta un ulteriore tassello nel piano di TIM che continua a far ricadere sulle persone che lavorano le conseguenze di anni di scelte industriali sbagliate.
La conseguenza è chiara: più frammentazione, meno tutele e più flessibilità
Il Management è arrivato perfino a minacciare la disdetta del secondo livello pur di piegare i lavoratori alle proprie condizioni: un vero e proprio ricatto che punta a spremere più profitti sacrificando vita privata, salute e sicurezza
Per la prima volta nel settore delle telecomunicazioni, le recenti modifiche apportate nell’ambito CRM/BPO sono state presentate come una misura necessaria per garantire la “sostenibilità”, ma di fatto introducono una distinzione normativa fra i lavoratori.
Questo consolidamento di un’area contrattuale speciale si traduce in minori tutele, maggiore flessibilità contrattuale e una riduzione dei diritti, configurandosi come un possibile preludio a ulteriori esternalizzazioni.
La posizione dei firmatari del CCNL risulta difficile da spiegare, perché con la firma del contratto collettivo nazionale hanno accettato pienamente la responsabilità delle scelte fatte e delle conseguenze che ne derivano, dichiarando chiaramente il loro consenso.
Flessibilità fuori controllo, diritti schiacciati e rischio concreto di peggioramento sul secondo livello
L’esplicita minaccia da parte del Management di disdettare il secondo livello in caso di mancata accettazione delle condizioni aziendali non è altro che la “resa incondizionata” ai desiderata del profitto preparando il terreno a nuove svendite e ricatti.
Significa solo una cosa: più profitto per la dirigenza in cambio di meno diritti, vita privata sacrificata, maggiore stress, impossibilità di programmare la propria esistenza e peggioramento delle condizioni di salute e sicurezza. Un attacco deliberato al diritto a una vita dignitosa.
Oggi più che mai serve partecipazione, serve conflitto, serve un sindacato indipendente e schierato con chi ogni giorno manda avanti l’azienda
Organizziamoci. Difendiamo il presente. Riprendiamoci il futuro.
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