TIM: Tranquilli va tutto bene … si salvi chi può

In attesa della formazione del nuovo Governo, in queste settimane assistiamo ad un susseguirsi di asserzioni sulle modalità d’integrazione delle reti di TIM e di Open Fiber, entrambe secondo noi, negative per il futuro industriale di TIM e dei suoi dipendenti.

Nazionale -

 

Terminati i proclami della campagna elettorale, considerato che siamo nel bel mezzo di un processo di profonde trasformazioni tecnologiche e che da diversi anni si avverte l’esigenza di “correre ai ripari”, siamo molto preoccupati di come la nuova maggioranza di governo intenda gestire la partita TIM.

Tutto presuppone, visto l’inabissarsi sempre di più delle azioni, che i protagonisti attualmente al timone vogliano semplicemente disfarsi della loro partecipazione al prezzo migliore con appoggi politici all’interno della nuova maggioranza di governo.

Fin dalla privatizzazione del più grande gruppo italiano di telecomunicazioni, per i fautori del libero mercato era impensabile immaginare simili scenari con i relativi impatti negativi sull’economia del sistema paese.

Ora, ritenendo che la nave stia affondando ci sembra che i timonieri stiano inseguendo la migliore via di fuga per non lasciarci le penne, utilizzando le poche scialuppe di salvataggio e lasciando i lavoratori alla legge del “si salvi chi può”.

Basta con questo circolo vizioso”, crisi-ristrutturazioni-fuga con malloppo-crisi aggravata, utile solo all’aumento dei profitti per gli speculatori di turno a discapito di salari fermi da anni. Occorre ritornare alla gestione pubblica delle infrastrutture strategiche come le TLC, liberandoci per sempre dall’infatuazione per la competizione nel nome del dio mercato che ha prodotto solo aumento delle diseguaglianze sociali.

Come abbiamo sempre sostenuto, è assolutamente necessario mantenere l’unicità di TIM e dei clienti con la rete integrata (TIM/Open Fiber) con controllo pubblico, alfine di garantire una reale governance delle telecomunicazioni per il sistema ideale di sviluppo industriale del Paese.

Occorre superare il ruolo di un sindacato comprensibilmente ripudiato dai lavoratori, perché intento nel nome della concertazione a tenere conto solo delle compatibilità economiche, lasciando i lavoratori isolati, deboli e impotenti alla mercè del fondamentalismo del mercato e dei nuovi mercanti di schiavi.

Per questo serve un cambiamento radicale. Noi crediamo che non ci si debba arrendere ma organizzarci in maniera adeguata, per tentare di difendere la nostra azienda dal fallimento, tutelare l’occupazione e riconquistare migliori condizioni economiche e di dignità del lavoro.

E il miglior modo per assicurare il cambiamento e la salvaguarda dei posti di lavoro può venire solo dal protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, perché NOI siamo quel cambiamento.

“Difendiamoci insieme, perché insieme siamo imbattibili”

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